venerdì 28 luglio 2017

ACCABADORA- MICHELA MURGIA

"La sardegna degli anni Cinquanta è un mondo antico sull'orlo del precipizio, ha le sue regole e i suoi divieti, una lingua atavica e taciti patti condivisi". 

Scopriamo insieme il libro più famoso dell'autrice sarda Michela Murgia.

SCHEDA TECNICA:
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2009
Pagine: 164 p.

La trama:
Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.(IBS.it)

Cosa ne penso?
Con questo libro Michela Murgia va ad affrontare una tematica molto particolare della cultura sarda: la figura della Accabadora. La Femmina Accabadora era una donna che esercitava l'eutanasia, dal nome stesso che significa "colei che finisce". Uccideva persone che non avevano più possibilità di guarigione tramite soffocamento con un cuscino o colpendo sulla fronte o dietro la nuca la persona con un bastone d'olivo. Era vestita di nero, con il volto coperto e colpiva di notte.
La Murgia crea un racconto in cui tratta sia questo tema che quello dei fill 'e anima, ovvero bambini che venivano dati a donne sole che li allevavano come se fossero figli loro.
Maria ultima di quattro figli viene affidata a Bonaria Urrai che è la Accabadora del paese, ma Maria non sospetta minimamente quello che la "zia" vada a fare di notte quando esce, per lei è solo una sarta.
Questo libro offre uno spaccato molto realistico e forte della società sarda degli anni Cinquanta: a partire dallo stile dell'autrice, molto austero, a tratti arcaico e sibillino.
Tutto si capisce ma niente viene detto in modo diretto e chiaro: tipico della mentalità dell'epoca.
Ho apprezzato molto questo libro nonostante alla prima lettura abbia avuto qualche difficoltà tanto che lo mollai per poi riprenderlo mesi dopo.
Sono sincera all'inizio non mi prese. Poi però, gli ho dato una seconda opportunità a distanza di tempo, perché a volte è così con i libri: bisogna trovare il momento giusto. 
Evidentemente adesso per me era il momento giusto per leggere questo libro.

Il libro ha vinto il Premio Campiello 2010, lo definirei un pezzo di letteratura sarda, se così si può dire, sia per tematiche affrontate che per stile. 

Se sei interessato a questi aspetti culturali di un'Italia molto lontana dai giorni nostri ti consiglio vivamente la lettura di questo testo, scritto magistralmente.

Laura